Mussi: «Sì alla ricerca sulle staminali». Ed è polemica
Il mondo scientifico plaude, ma la decisione innesca reazioni e polemiche. L'annuncio di Mussi è arrivato a Bruxelles durante una conferenza stampa insieme alla collega agli affari europei e il commercio, Emma Bonino, a margine del consiglio Ue competitività.
«Il 29 novembre scorso, l'Italia e altre delegazioni - ha detto il ministro - avevano proposto una dichiarazione etica sulla ricerca sulle cellule staminali embrionali, dichiarazione che rappresentava una pregiudiziale contraria: mi sono permesso di annunciare il ritiro dell'adesione italiana a tale dichiarazione». Una decisione - ha spiegato il ministro - che segna una «correzione» rispetto a quanto fatto dal governo precedente con la dichiarazione dell'anno scorso, alla quale avevano aderito Italia, Austria, Germania, Polonia, Slovacchia, Malta. Due i punti chiave dell'annuncio: «il rispetto delle legislazioni» degli altri paesi Ue; la scelta di «cogliere l'opportunità per un uso controllato delle staminali ai fini della ricerca», evitando che l'Italia abbia «una posizione di chiusura totale alla sperimentazione». Nel ricordare che «per la ricerca, in molti paesi europei la questione delle staminali non è questa grande notizia», il ministro ha rilevato che personalmente auspica che la legge italiana «venga cambiata», senza però ovviamente aver suggerito di voler violare la legge. «Ho semplicemente detto che non mi pareva il caso di esportarla, perchè - ha precisato - questo non è richiesto da nessuno, tanto meno dal programma dell'Unione. Spero che venga cambiata anche in Italia, però finchè c'è una legge la
si rispetta».
Per numerosi scienziati italiani impegnati nel settore, la nuova posizione dell'Italia in ambito
europeo rappresenta un segnale importante. Per l'ex ministro Umberto Veronesi: «Il governo debutta molto bene rispetto alla scienza e alla ricerca, che sono alla base dello sviluppo del Paese». Sul fronte opposto, sono piovute le critiche da parte di Forza Italia, Alleanza Nazionale e Udc. L'ex ministro Gianni Alemanno ha per esempio chiesto che Mussi riferisca in Parlamento, mentre per Domenico Di Virgilio, responsabile del dipartimento di Bioetica di Forza Italia, quello del ministro è «un atto grave e crontario ad una legge dello Stato italiano». Il centro-destra ritiene infatti che la decisione di Mussi sia contraria alla legge 40 del 2004 sulla procreazione medica assistita. Pronta la risposta del ministro: «Ho espresso a Bruxelles una posizione alla quale credo profondamente. Una posizione che non tocca la legge 40 e le regole comunitarie che rispettano le restrizioni nazionali, come ha ribadito anche il voto della Commissione del Parlamento europeo». Commenti anche dall'interno del governo: il neo minitro della Salute Livia Turco ha spiegato che «il mancato sostegno italiano alla dichiarazione etica non ha alcuna ripercussione sulla legge italiana in materia di procreazione medicalmente assistita, che resta ovviamente in vigore nella sua integrità». «Non ho motivo di dubitare che si tratti di una decisione collegiale, anche se non ne sono stata informata», ha invece rilevato il ministro delle politiche per la famiglia, Rosy Bindi.

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